Shipbroker: evoluzione del mercato, sfide e tecnologie

2 febbraio 2018

Shipbroker: evoluzione del mercato, sfide e tecnologie

Lo Shipbroker rimane una figura centrale nel Noleggio, Vendita, Costruzione e utilizzazione di navi, e ciò perché porta una professionalità specifica in una attività che richiede un elevatissimo livello di conoscenza tecnica. Questo vale per la contrattualistica e tutti gli aspetti legali, ma anche di rapporto con Armatori e Operatori, nonché Caricatori e Noleggiatori di navi, rapporto che è innanzitutto PERSONALE, e non solo o sempre aziendale. Lo Shipbroker lavora per una commissione, che oscilla tra il 1.25 e il 2.50%, commissione che viene pagata da una sola parte contrattuale, l’Armatore o l’Operatore, vale a dire dalla parte che effettua materialmente il trasporto. Nulla è dovuto allo Shipbroker da parte del Noleggiatore, vale a dire dalla parte che pagherà il nolo.

Questo da solo ha già un notevole significato, non solo perché il compenso viene da una parte sola, e non, come per esempio per molti Mediatori che operano nel Settore Immobiliare o delle Commodities, che vengono pagati da ambo le parti, ma anche perché la commissione matura solo alla esecuzione del Contratto.

Quindi nel caso di operazioni complesse, che a volte richiedono molto tempo di trattativa e impegno, come potrebbe essere nel caso degli Shipbrokers che si occupano di Sale & Purchase o di Contracts of Affreightment, che coprono più viaggi, se la trattativa non va a buon fine il Mediatore perde completamente il compenso.

Dico questo perché è interessante come si scelga lo Shipbroker: non è per ragioni di costo, visto che la commissione è chiara e identica per tutti, ma semplicemente per esperienza, conoscenza personale, conoscenza del mercato riconosciuta dalle parti.

Io metto ancora, forse perché ormai, per ragioni di età mi vedo come esponente della generazione passata, al primo posto la conoscenza personale, la fiducia nella persona che si conosce e si stima e della quale si riconosce la professionalità, portando così alla scelta.

Ciò che avviene oggi non è però esattamente in linea con quanto dico, e ne riconosco e accetto la situazione, che è radicalmente cambiata. Fino a pochi anni fa esistevano molti Shipbroker che potevano ancora essere quello che gli inglesi definiscono “One Man Band”, e cioè singoli Shipbrokers che, con una organizzazione ridottissima alle spalle, ma un ottimo nome e conoscenza del mercato, operavano, spesso in esclusiva, per Clienti anche importanti, che avevano in queste persone fiducia assoluta. Oggi, nella Logistica, e quindi anche nella nostra professione “Piccolo” non è necessariamente più “Bello”: solo se si opera in specifiche, e ridotte, nicchie di mercato si può ancora resistere pur avendo una piccola azienda. Questo anche perchè in Europa e Italia stiamo assistendo allo sbarco di grandi compagnie di Shipbrokerage.

I costi sono aumentati, la gestione anche di pochi dipendenti può essere molto costosa, e ciò ha portata e porterà sempre più, secondo me, alla riduzione nel numero dei players, a fusioni o unioni dettate più dalla necessità che dalla vera volontà delle parti, semplicemente obbligate a cercare di unire le forze per ridurre costi di personale e struttura per poter resistere nel mercato di oggi, dove il rapporto personale perde di importanza.

I Manager cambiano velocemente e, soprattutto, sono spesso poco preparati per gestire aspetti complicati come può essere il Noleggio di navi, e che cercano quindi, nel supporto di grosse organizzazioni, la risposta alle loro necessità: efficienza, capacità di gestione e, soprattutto, semplificazione delle necessità e della gestione delle stesse.

E qui potrebbe stare, dal mio punto di vista, la grande sfida dei prossimi anni per noi Shipbroker, la capacità di unire le forze, di ridurre i nostri costi interni, ma allo stesso tempo di sapere sempre tenere i mercati sotto controllo. Fornire al cliente le informazioni necessarie per operare al meglio, e soprattutto mantenere quel rapporto personale che anche nell’epoca della informatizzazione dovrà continuare a essere di primaria importanza per non essere semplicemente macchine, ma esseri umani capaci di ragionare e con una sensibilità che nei momenti di necessità possa supplire a quanto i sistemi informatici non possono in alcun modo provvedere.

Stiamo assistendo al lancio di sempre nuove Piattaforme che propongono di mettere in diretto contatto chi ha la merce con chi ha le navi, il che potrebbe apparire la cosa più semplice e logica del mondo, ma ci si dimentica poi che le navi non sempre si trovano nella giusta posizione, che i carichi non sempre sono delle dimensioni ideali per le navi che li potrebbero trasportare, o nelle date in cui le navi saranno pronte per caricarli.

Qui sta il mistero, lasciatemelo dire, e il fascino della nostra professione, nella capacità di fare incontrare le parti sempre nel momento giusto e nel punto giusto, capacità che noi umani abbiamo e i sistemi informatici difficilmente potranno mai avere.

Per saperne di più sulla nostra professione:

https://it.wikipedia.org/wiki/Mediatore_marittimo

www.fonasba.com

L’articolo di Meditelegraph

Il mio precedente articolo sugli shibrokers: Obor e Shipbrokers